Racconti di isole, venti, vele, nuoto e remi, oltre a qualche idea sul nostro mare quotidiano - Fabio Fiori

giovedì 25 maggio 2017

Notizie







Questo granchio festante, appositamente disegnato da Luigi Divari, invita tutti Sabato 27 maggio 2017, dalle 10:00 alle 21:30 alla Libreria Mare di Carta di Venezia, per festeggiare i vent'anni d'attività. Un lavoro, quello fatto dalla titolare Cristina Giussani e dalle sue bravissime collaboratrici, che è fondamentale non solo per i tanti lettori affezionati ma più in generale per promuovere la cultura in una città che forse, per paradosso, più di ogni altra ha bisogno di mantenere vivo il rapporto con le sue inesauribili ricchezze: la laguna e il mare. Anche in questa occasione sarà ricchissima l'offerta di incontri con gli autori e con appassionati velai, marinai e pescatori che introdurranno pazientemente i partecipanti alle loro arti.

martedì 23 maggio 2017

Libri di mare e di costa

Sono pochi gli scrittori italiani che hanno raccontato il mare e ancora meno quelli che hanno dedicato un’attenzione particolare alla cucina del pesce. Perciò è doppiamente interessante “Sapore marino” (2016, Minerva) una antologia di Manuela Ricci dedicata alle pagine gastronomiche di Marino Moretti, che non era “affatto un gourmet”, riprendendo le sue parole, ma che ha comunque prestato un’attenzione discreta ai “mangiari” romagnoli, compresi quelli ittici. Innanzitutto perché Marino Moretti è nato, cresciuto e ha trascorso parte della sua lunga vita su quel canale che è ancora oggi l’aorta di Cesenatico, la sua fondamentale arteria economica e culturale. Lì da secoli i pescatori ormeggiano, lavorano, discutono, chiacchierano e mangiano anche, come ci ha raccontato Marino Moretti.  Lì, seduti in coperta sulle loro barche, i marinai mangiavano “Ognuno aveva una forchetta di stagno; ogni forchetta entrava nel catino a intermittenza, e ne traeva un pescetto gocciolante”. In quest’occasione lo scrittore non ci dice di cosa si tratta, ma in altre pagine parla di pesci da frittura, da brodetto e da gratella, precisando che “Del resto, siam tutti d’avviso che il pesce vuol la gratella”. E sulla graticola il pesce, nell’accezione più ampia, si può cuocere anche senza alcun condimento, purché sia freschissimo e di stagione, cioè con le carni particolarmente ricche di grassi. Così è per le seppie in questi giorni di primavera, come ben sanno i pescatori chioggiotti che per secoli hanno fatto scuola in Adriatico e non solo. Provare per credere, con seppie medio piccole di 200-300 grammi, da cuocersi arrosto senza alcun condimento, così come sono. Il nero e l’epatopancreas, rimarchiamo se freschissimi, danno alle carni la giusta sapidità, per un piatto che regala un vero “sapore marino”, riprendendo il titolo dell’antologia gastronomica di Marino Moretti che, con ironia, scrive “Noi siamo orgogliosi del nostro pesce e ci rifiutiamo di credere che ci sia altrove uno sgombro, una seppia, una triglia col nostro sapore”.

Pubblicato sul blog Venerdì di magro - La Stampa Mare

mercoledì 17 maggio 2017

Libri di mare e di costa

"Dopo la seconda notte di viaggio apparve, la mattina presto, l'isola di Corfù, l'antica Cefalonia. Era questa la terra dei Feaci? ... I dubbi si accrebbero, quando nel primo pomeriggio, proseguimmo il viaggio da Corfù verso Itaca che, in quanto patria di Odisseo, mi prometteva l'elemento greco. Restava il dubbio se noi avremmo mai potuto fare esperienza dell'elemento greco iniziale ... il dubbio che ogni sforzo di riguadagnare l'inizio resti vano e inefficace". Questo si chiedeva Martin Heidegger nel suo viaggio da Venezia alla studiata e ammirata Grecia, nella primavera del 1962.

Malgrado quel dubbio accompagni anche noi, la Grecia spesso continuiamo a sognarla e qualche ci torniamo. Perciò leggeremo sicuramente con grande curiosità "La Grecia di isola in isola" (Ediciclo, 15,00 €) il nuovo libro di Paolo Ganz, musicista e narratore veneziano, che nella luce impareggiabile di quei luoghi ritrova "il mito assoluto dell'antica Grecia, quel senso di struggente malinconia che mi afferra quando guardo il mare dalle coste a picco, gli uccelli pelagici che si avventurano in eterno volo dove l'uomo non può; dove l'orizzonte si confonde inesorabilmente con il cielo".

giovedì 4 maggio 2017

Ultima spiaggia? Presente, passato e futuro di un bene comune

L’AMMM, l’Associazione Mediterranea dei Musei Marittimi, organizza il 5 e 6 maggio 2017, presso il Museo della Marineria di Cesenatico, il suo XXIII forum internazionale. Il titolo scelto è: Il “museo liquido”. I musei marittimi per la salvaguardia e la valorizzazione della costa.

Il testo che trovate sotto è un'anticipazione del mio intervento.


In Romagna, come in tante altre regioni italiane ed europee, l’economia turistica è a prevalente trazione balneare, malgrado i tentativi di diversificazione, non sempre riusciti. Perciò oltre ad occuparsi di “concessioni balneari”,  ogni tanto ci si dovrebbe interrogare anche su che cosa è una spiaggia oggi. Una domanda alla quale tutti saprebbero rispondere, visto che tutti le frequentano, sia chi vive lungo le coste, dove negli ultimi 50 anni c’è stato un inurbamento epocale, sia chi vive in città, in campagna e in montagna. Pochissimi invece sono quelli che sapranno descrivere una spiaggia di ieri e, probabilmente, ancor meno sono coloro che ragionano sulla spiaggia di domani, sul futuro di un bene comune e sulla sua relazione imprescindibile con il mare.

Oggi la spiaggia è un affollato spazio pubblico, a Rimini come a Valencia, a Nizza come a Myconos, per rimanere nel Mediterraneo. Uno spazio, più o meno, attrezzato e commerciale,  ad uso prevalentemente balneare. Osservando le pratiche con più attenzione ci si accorgerà che la permanenza sulla sabbia ha preso il sopravvento su quella in acqua e quindi sarebbe più giusto parlare di spiaggianti, anziché di bagnanti. In spiaggia si prende il sole, si gioca, si balla, si beve e si mangia, mentre in acqua al più si rinfrescano gli adulti o ci giocano i bambini, sempre ammesso che i genitori non preferiscano le più tranquille e igienizzate piscine, sulla spiaggia! In mare è ormai rarissimo vedere persone che nuotano, per non dire poi di quelli che remano o veleggiano. E’ vero che ci sono delle straordinarie eccezioni, su cui riflettere anche per futuri utilizzi. Quindi oggi la stragrande maggioranza delle spiagge è ascrivibile agli spazi urbani, con qualche residuale microambiente naturale, da tutelare con la massima attenzione.

Se si allarga l'orizzonte temporale si scopre che “l'invenzione del mare”, riprendendo il titolo di un libro di successo dello storico francese Alain Corbin, è relativamente recente ed è da far risalire al periodo che va dal 1750 al 1840. In meno di un secolo le spiagge diventarono in tanti paesi europei i luoghi prediletti del loisir, con tutto quello che ne conseguirà, a cominciare dalla massiccia urbanizzazione. Se in Inghilterra nel 1841 la ferrovia trasformerà Brighton in una località balneare di massa, in Italia solo venti anni dopo sarà sempre la ferrovia a giocare un ruolo chiave nel successo turistico di Rimini, che aveva inaugurato il primo Stabilimento dei Bagni nel 1843. Allora la nascente attività aveva uno stretto rapporto con le comunità dei pescatori, almeno con quelli costieri che proprio sulla spiaggia rimessavano le loro piccole barche, nonché le attrezzature. Altrettanto significativa, almeno fino agli anni Sessanta del Novecento, erano le pratiche marinaresche, a cominciare dal nuoto, dal remo, con l'affermarsi del moscone, dalla vela, con cui i pescatori proponevano uscite prima con lance e battane usate per la pesca e poi con i cutter, barche appositamente costruite a partire dalla seconda metà degli anni Cinquanta. La riva del mare, a differenza di oggi, era un lunghissimo rimessaggio, ad uso turistico con una valenza comunque anche marinaresca.  Fotografie, cartoline, filmati d’epoca ci mostrano, in Romagna come in Catalogna e in tante altre regioni mediterranee, una vitalità acquatica, oggi inimmaginabile, anche a causa di divieti nautici di ogni sorta. La spiaggia oggi non è più il naturale punto di partenza per chi vuole conoscere il mare, per chi vuole fare esperienza di nuoto, remo e vela. La spiaggia è il luogo dei cultori del wellness e non di chi vuole vivere il mare.


Per fortuna, c’è qualche eccezione perché c’è qualche porto-spiaggia, dove sopravvive un diporto poplare, ci sono i pescatori ricreativi e i surfisti, quelli da onda, da remo, da vela, da aquilone o, per usare un linguaggio contemporaneo c’è chi fa surf, SUP, windsurf e kytesurf. Pratiche antiche o moderne che rappresentano un patrimonio importante e appassionate, da cui partire anche per innestare curiosità storiche e culturali. Perché la cultura del mare non rimanga ad esclusivo appannaggio di un numero ristrettissimo di studiosi, la spiaggia come luogo delle pratiche marinaresche deve tornare ad essere centrale. Liberare qualche spiaggia da lettini e ombrelloni, per fare posto a derive e mosconi; liberare qualche spiaggia da cabine e ristoranti per, fare posto a rimessaggi e laboratori, entrambi necessarie propaggini di dinamici “musei  liquidi”, capaci di far riscoprire ai cittadini le gioie che regala il nuoto, il remo e la vela, oltre alla storia e alla cultura di chi il Mediterraneo lo ha vissuto e attraversato, per necessità o per lavoro. Spiagge quindi non solo ad uso balneare, ma anche come spazi pubblici per una viva rinascita di una mediterraneità culturale e marinaresca. Certi che le piazze pubbliche, anche di sabbia, sono volani culturali ed economici.