Racconti di isole, venti, vele, nuoto e remi, oltre a qualche idea sul nostro mare quotidiano - Fabio Fiori

martedì 13 giugno 2017

Insulomania

ALICUDI


Le isole remote non sono solo quelle “minuscole macchie di terra che parevano essersi perse nella vastità dell'oceano”, riprendendo le parole di Judith Shalansky che qualche hanno fa ha scritto un fantasioso isolario. Remote sono anche tante altre isole mediterranee, dove magari non andremo mai, parafrasando sempre la scrittrice, bibliofila e isulomane tedesca. 
Tra le isole remote del Mediterraneo possiamo ascrivere anche Alicudi, la più isolata dell'Arcipelago delle Eolie. Ancora negli anni Cinquanta del Novecento era molto difficile arrivarci, le corse del traghetto da Messina erano bisettimanali, tempo permettendo, e lo sbarco non era diretto ma avveniva attraverso il rollo, la barca a remi che faceva la spola tra la nave e la spiaggia. Alicudi rimane comunque importuosa, essendo la cima tronco-conica di un vulcano spento, quindi quasi perfettamente circolare. Un vulcano di oltre duemila metri, se si considerano i 1.500 subacquei e i 675 emersi. Quello eolico è un arco vulcanico che si spinge ben più a occidente di quest'ultima isola emersa. L'insulomane non può dimenticare anche quelle isole sottomarine che mai raggiungerà e qui prendono nomi celesti: Eolo, Anarete e Sisifo. I geologi li chiamano oggi seamounts e ne indagano le caratteristiche anche per eventualmente sfruttarne la potenza geotermica. Gli insulomani invece continuano a sognare una, cento, mille ferdinandee, isole che improvvisamente appaiono dai flutti, per poi altrettanto rapidamente scomparire, come accadde nell'Ottocento nel Canale di Sicilia e come nelle settimane scorse potevano far presagire le notizie che arrivavano dalle acque dell’Arcipelago Toscano.
Nel frattempo Alicudi rimane un meraviglioso obiettivo, un’isola remota ma storicamente popolata fin dall'antichità, sul versante sudorientale, quello meno ripido.
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L'articolo completo è pubblicato sul mensile BOLINA di giugno 2017

mercoledì 7 giugno 2017

Notizie

In occasione della celebrazione della Giornata Mondiale degli Oceani (World Oceans Day), l’Istituto di scienze marine (Ismar) del Consiglio nazionale delle ricerche propone tra l’8 e l’11 giugno 2017, in collaborazione con la rete Ocean Literacy Italia (OLI), una serie di iniziative in diverse città d’Italia per sensibilizzare i cittadini grandi e piccoli sull’importanza del mare, sulle sue relazioni con la nostra vita quotidiana, sulle mille sfaccettature che lo studio approfondito di questo ambiente ci rivela giorno per giorno.

A Venezia, Ferrara, Marina di Ravenna, Cesenatico e La Spezia, le iniziative sono organizzate dal Ismar-Cnr in stretta collaborazione con attori del mondo della ricerca e della divulgazione, ma anche con artisti e operatori del sociale, dell’educazione e della cultura, dello sport e del tempo libero.

PROGRAMMA COMPLETO

mercoledì 31 maggio 2017

Notizie

Il 2 giugno 2017, la Federazione Italiana Vela organizza, attraverso i circoli affiliati, una giornata per promuovere la
cultura del mare e lo sport della vela. Tutti i ragazzi, a partire da sei anni, potranno gratuitamente conoscere e provare il piacere di andare in barca a vela, con l'aiuto di istruttori qualificati. Un'iniziativa importantissima per un Paese in cui la cultura del mare è semisconosciuta, malgrado gli ottomila chilometri di costa e l'inurbamento costiero dell'ultimo mezzo secolo. Gli italiani devono riscoprire il loro mare quotidiano e questo Vela Day della FIV è una bellissima occasione, da non perdere!

Per maggiori informazioni, anche su circoli aderenti e orari, consultare il sito della Federazione Italiana Vela 

giovedì 25 maggio 2017

Notizie







Questo granchio festante, appositamente disegnato da Luigi Divari, invita tutti Sabato 27 maggio 2017, dalle 10:00 alle 21:30 alla Libreria Mare di Carta di Venezia, per festeggiare i vent'anni d'attività. Un lavoro, quello fatto dalla titolare Cristina Giussani e dalle sue bravissime collaboratrici, che è fondamentale non solo per i tanti lettori affezionati ma più in generale per promuovere la cultura in una città che forse, per paradosso, più di ogni altra ha bisogno di mantenere vivo il rapporto con le sue inesauribili ricchezze: la laguna e il mare. Anche in questa occasione sarà ricchissima l'offerta di incontri con gli autori e con appassionati velai, marinai e pescatori che introdurranno pazientemente i partecipanti alle loro arti.

martedì 23 maggio 2017

Libri di mare e di costa

Sono pochi gli scrittori italiani che hanno raccontato il mare e ancora meno quelli che hanno dedicato un’attenzione particolare alla cucina del pesce. Perciò è doppiamente interessante “Sapore marino” (2016, Minerva) una antologia di Manuela Ricci dedicata alle pagine gastronomiche di Marino Moretti, che non era “affatto un gourmet”, riprendendo le sue parole, ma che ha comunque prestato un’attenzione discreta ai “mangiari” romagnoli, compresi quelli ittici. Innanzitutto perché Marino Moretti è nato, cresciuto e ha trascorso parte della sua lunga vita su quel canale che è ancora oggi l’aorta di Cesenatico, la sua fondamentale arteria economica e culturale. Lì da secoli i pescatori ormeggiano, lavorano, discutono, chiacchierano e mangiano anche, come ci ha raccontato Marino Moretti.  Lì, seduti in coperta sulle loro barche, i marinai mangiavano “Ognuno aveva una forchetta di stagno; ogni forchetta entrava nel catino a intermittenza, e ne traeva un pescetto gocciolante”. In quest’occasione lo scrittore non ci dice di cosa si tratta, ma in altre pagine parla di pesci da frittura, da brodetto e da gratella, precisando che “Del resto, siam tutti d’avviso che il pesce vuol la gratella”. E sulla graticola il pesce, nell’accezione più ampia, si può cuocere anche senza alcun condimento, purché sia freschissimo e di stagione, cioè con le carni particolarmente ricche di grassi. Così è per le seppie in questi giorni di primavera, come ben sanno i pescatori chioggiotti che per secoli hanno fatto scuola in Adriatico e non solo. Provare per credere, con seppie medio piccole di 200-300 grammi, da cuocersi arrosto senza alcun condimento, così come sono. Il nero e l’epatopancreas, rimarchiamo se freschissimi, danno alle carni la giusta sapidità, per un piatto che regala un vero “sapore marino”, riprendendo il titolo dell’antologia gastronomica di Marino Moretti che, con ironia, scrive “Noi siamo orgogliosi del nostro pesce e ci rifiutiamo di credere che ci sia altrove uno sgombro, una seppia, una triglia col nostro sapore”.

Pubblicato sul blog Venerdì di magro - La Stampa Mare